Giovanni Paddeu

Nasce a Mamoiada inizia a lavorare in bottega dove il valore della tradizione è forte è vissuto come base identitaria su cui costruire il futuro. Scultore creativo, nel contempo tradizionale ed innovativo, sposta la sua tematica continuamente dalla creazione di cicli e velocipedi, alla reinterpretazione di giochi tradizionali sardi, che elegge a suo simbolo, sino allo sviluppo e realizzazione di volti stilizzati in pieno gusto contemporaneo, con riferimenti a Picasso e Cézanne nella stilizzazione e la coloritura dei volti e l’ estro di Gonzalez nel plasmare il metallo. Giovanni con un lavoro meticoloso ha saputo trasportare la capacità di modellare il ferro, in arte, nella complessa quanto essenziale intuizione di unire e plasmare linee e fogli, ottenendo forme pure, libere da orpelli e barocchi abbellimenti, superando il capace uso artigianale del ferro battuto costretto in creazioni forma iI ferro antichissimo materiale, presente in natura occultato nella pietra da cui deve essere estratto, distillato, (in un paesaggio immaginifico immaginerei splendide sculture spremute per ottenerne l’essenza, il ferro) Materiale che ha dettato uno dei cambiamenti evolutivi dell’uomo definendone un “era”, da cui inesorabilmente e velocemente si sviluppa la conoscenza e la crescita dell’uomo. Lavorare questo materiale per il consumo dell’uomo è prassi comune, ma renderlo arte è una sfida raccolta solo da artisti, come Picasso, Gonzales, gambo Lanaro. L’artista si concentra sulla curvatura, il taglio la torsione, con articolate azioni ritmate e perfettamente coordinate, che rendono la materia arte, celebrando la forma, lo spazio, ma lasciando il ferro riconoscibile senza mascherarlo, creando i suoi “Sogni in equilibrio”, un elegante equilibrio tra l’arte e la materia.

Principali mostre:

Nelle immagini dei sette vizi capitali il liquido rappresenta l’uomo ( in quanto l’uomo è composto dal 70% di liquido). Questo liquido persistente nel suo attaccamento, tetro e scuro rimanda ai lati più oscuri ed in ombra dell’essere umano. Il liquido scorre sul vizio come per abbracciarlo, colando denso, avido di materia. E l’uomo si abbandona all’illusione di possedere ciò che in realtà lo possiede poichè nella sua fluidità non riesce mai a fissarsi sull’oggetto.
Grafico pubblicitario? Fotografo? No! Davide Pilia è un vero ‘pittore’, Anzi, più pittore dei pittori moderni! Tutto questo lo ha portato oltre le semplici ed abusate definizioni: ha saltato i vetusti steccati settoriali, diventando pura arte. In questo, un grosso aiuto lo ha avuto dallo studio della fotografia still life, che gli ha permesso di trovare la scintilla per esprimere il suo personalissimo modo di intendere la luce. Per lui, è attraverso l’ombra, che tutto prende forma e volume. L’artista è totalmente il ‘creatore’ dei suoi scatti iniziando dalla realizzazione dei soggetti ed oggetti da fotografare (tessuti, vestiti, spade, gabbie, reliquiario etc etc etc…) fino ad arrivare allo scatto vero e proprio, spesso realizzando dal niente i set fotografici utilizzati. Le opere di Pilia, stampate con tecniche speciali, lasciano il fruitore spiazzato ponendogli una infinità di domande sull’essere umano, trattando tematiche sociali di grande attualità. risvegliando lo spettatore dal torpore della quotidianità, facendogli osservare il mondo con uno spirito diverso, rappresentando la quotidianità, sottolineandone gli aspetti più crudi con le sue denunce sociali, lasciando così senza fiato il pubblico, come se avesse subito un pugno alla bocca dello stomaco. l’arte di Pilia si fonde ad altri elementi caratteristici, in un amplesso unico ed irripetibile.

Alcune opere: