Grazia Sini

Dopo la maturità artistica, conseguita nel 1991 nella sezione metalli presso l’istituto statale d’arte Figari di Sassari, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Sassari, diplomandosi nel 1996 nel corso di scultura. A partire dal 1999 condivide l’attività artistica con la professione di docente; Ha insegnato al liceo artistico musicale di Tempio in qualità di docente di progettazione industriale, all’Istituto Statale d’Arte di Sassari e Alghero come docente di disegno professionale nel corso di oreficeria. Attualmente è titolare della cattedra di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico Marconi di Sassari.

Presentazione critica:

Grazia Sini realizza opere scultoree in plexiglas e policarbonato eliminando ogni approccio mimetico basato sull’osservazione diretta ma ricercando una forma che sia insieme sintesi ed essenza della realtà, che non la imiti ma ne esprima l’essenza in una sintesi plastica. Nelle sue opere c’è una tendenza alla semplificazione geometrica e alla purezza della forma che si palesa anche nella scelta dei materiali: la superficie appare lucida, levigata, ogni creazione sembra essere appena palpabile, leggera. La sacralità di queste opere, che sembrano perdersi nello spazio come idoli antichi, come l’idea stessa della leggerezza e della morbidezza, è sottolineata dal gioco della luce che scivola sulle superfici levigatissime, sublimando la materia in pura sostanza luminosa. L’artista realizza nuclei plastici essenziali ed assoluti, forme elementari il cui slancio maestoso è armonicamente addolcito da una radicale stilizzazione geometrica delle forme. Grazia Sini sembra operare attraverso la bipartizione di scelte ideologico operative, cioè attraverso l’opzione fra una problematica figurativa di resistenza umanistica nella riconfermata centralità dell’immagine umana e una problematica di recupero arcaico e non figurativo dall’altra. Entro una tale bipartizione originaria di scelte di differenti prospettive operative, l’ artista, crea blocchi plastici che imitano la sinuosità di un corpo femminile ma che allo stesso tempo diventano “opera-ambiente”, quale estensione dell’intervento plastico alla totalità ambientale di uno spazio accogliente.

Venute meno le preziosità materiche dei primi lavori, attraverso un passaggio segnato dalla produzione di décollages e tecniche miste, comincia ad apparire nelle opere dei primi anni ’90 la carta dipinta ad olio che risulterà essere la cifra fondamentale del suo linguaggio artistico. Attraverso l’uso pittorico della carta intelata, inizialmente infranta da fratture e da strappi, elabora un iconismo arcaico e ancestrale di cui è possibile rintracciare affinità con la grande tradizione isolana di Costantino Nivola e di Maria Lai. Nella produzione successiva al 2000 si accentua l’uso della forma geometrica, realizza prevalentemente opere su carta, anche di grandi dimensioni, trovando da subito una singolare collocazione nell’ambito di un’arte neoconcretista dal sapore inaspettatamente lirico ed evocativo.
Nei lavori recenti introduce macchie di colore scuro di evidente derivazione orientale portando al massimo grado la sintesi compositiva dei suoi quadri.

Alcune opere: