Maria Grazia Tuveri

Maria Grazia Tuveri nasce a Oristano nel 1975, la sua infanzia è una sperimentazione di forme, colori, odori; dalla falegnameria del padre al negozio di merceria della madre. Dopo il liceo scientifico si trasferisce a Cagliari per studiare biologia ma l’amore per l’arte si fa sempre più prepotente e un anno dopo, 1995 si trasferisce a Sassari per studiare pittura all’Accademia di Belle Arti.
L’arte è un modo di vivere, la possibilità di trasformare tutto ciò che non le piace, una terapia contro il dolore.Dopo il diploma in Accademia, conseguito con una tesi sul braille, frutto di una ricerca sperimentale con ragazzi non vedenti, insegna in diversi laboratori artistici per ragazzi e bambini. Nel 2003 decide di approfondire l’approccio psicologico della sua ricerca artistica, e frequenta a Roma la scuola triennale di Arti Terapie ad indirizzo psico-fisiologico. Continua la sua attività di insegnamento presso comunità per psicotici, scuole superiori e centri per disabilità motorie. L’esperienza di arte terapista e l’amore per il design di interni, la porta al concepimento del progetto www.contessadarco.com . Amore viscerale per la materia, per la forma, per la relazione, Arte-terapista, installatrice, pittrice, interior designer.
Ora vive e lavora a Sassari.:

Testo critico:

Alla base della genesi creativa di Maria Grazia Tuveri è spesso la dialettica della visione, ad occhi aperti e chiusi, della componente naturale ed emozionale del mondo circostante, non soltanto per sottolineare la possibilità di un’ulteriore lettura dell’opera, quanto per venire incontro all’esigenza di definirne a tutto tondo la comprensione dei significati. Anche il processo di trasformazione della materia si duplica, perché procede sui binari della conversione dell’idea in opera d’arte e della riconversione della materia in una fresca sostanza figurativa, capace di comunicare a chi ha occhi per sentire e mani per capire. Durante la trasformazione, come in una ritmica alchemica, la materia e la sua idea si raffinano per sublimare nell’oro, simbolo solare e divino, di perfezione. Anche la tartaruga è un simbolo alchemico, perché rappresenta la pietra filosofale, che riesce a tramutare i metalli vili in oro, a dare l’immortalità. Maria Grazia Tuveri ha scelto, però, questi simboli per il forte legame che hanno con la sua terra e per le implicazioni che comportano: per lei l’oro della Sardegna è il patrimonio culturale e naturale, è il mondo di valori della tradizione, è il sentire comune agli altri luoghi della terra. La tartaruga, invece, flette per lei dei ponti che uniscono la terra orizzontalmente, a livello spaziale, e si ri-flettono anche verso l’alto, in quanto la tartaruga rappresenta lo stato intermedio tra Cielo e Terra, tra materia e Spirito, come l’Albedo. La smaterializzazione del colore in oro, dunque, non esclude il riferimento alla realtà, ma vi si innesta per ricercarne equilibrio nella forma e nei contenuti, nella pregnanza dei trascorsi evolutivi. Nell’installazione di Maria Grazia Tuveri, realizzata per i salotti esterni dell’Aeroporto di Alghero e titolata in braille Benvenuti in Sardegna, il dato naturale è rilevante nel profilarsi delle tartarughine nello spazio. Quasi proiettate in un futuro prossimo, uscendo dall’isolamento, irrompono curiose dal guscio di un’unica sferica ovale, punto di arrivo del percorso di formazione prima della schiusa e punto di partenza per il viaggio cognitivo in cui le guiderà l’istinto. La metafora del viaggio si addice particolarmente alla diaspora di questi piccoli rettili anche per il loro spirito esploratore e perché portano con sé non il carico di una denuncia ecologica come le sorelle del Cracking Art Group, ma la propria casa, un bagaglio ingombrante ma utile, necessario per il senso di protezione che offre, per fare casa ovunque arriveranno. Scriveranno la loro storia con i propri passi, lasciando orme in braille. Affrettandosi lentamente e pur senza allontanarsi troppo, modificheranno il corso degli eventi come, e forse più, di quanto riesca il battito d’ali di una farfalla.

Alcune opere: